Pierre Kalulu, come riportato da La Gazzetta dello Sport e Sky Sport, ha rilasciato un’intervista a L’Équipe in seguito al 5-2 subito dai bianconeri a Istanbul. Il calciatore francese, all’apice della rosa per minuti spesi in campo, ha raccontato del periodo di estrema difficoltà che la squadra torinese sta affrontando, analizzando in particolare il recente episodio di San Siro.
Kalulu, tra la questione social e gli obiettivi futuri
L’intervistatore francese ha posto l’accento sulla stagione non all’altezza della Vecchia Signora, con l’espulsione nel derby d’Italia al centro del momento di crisi della Juve: “È una stagione ricca, come è normale nei grandi club, ci sono grandi speranze e ci viene chiesto di essere sempre all’altezza. Poi in questo mestiere ci sono obiettivi e si vedrà a fine stagione”. Il calciatore di Lione spiega: “Sono stato anch’io tifoso e so come funzionano le critiche. Sul momento c’è la frustrazione, la sfoghi sui social e poi te ne vai a dormire. Anche se ti criticano come persona, non va preso come qualcosa di personale. Mi dico sempre che se non voglio leggere certe cose, non devo andare sui social, neppure quando le cose vanno bene. Non ho bisogno che un qualsiasi utente mi dica se ho giocato bene o no. Ho preferito isolarmi. In tanti hanno parlato di quello che è successo, ci sono state tante discussioni, ma alla fine la realtà dei fatti è che la squalifica è rimasta. La cosa migliore da fare adesso è lasciarsi tutto alle spalle”.
In seguito, riguardo al possibile legame tra la sconfitta di Milano e quella in Turchia, il classe 2000 aggiunge: “Sinceramente non credo che l’episodio e il ko con l’Inter abbiano influito in alcun modo sulla sconfitta di Istanbul. Sembrerebbe che cerchiamo scuse, invece abbiamo sbagliato la partita”.
Kalulu conclude la videoconferenza chiarendo le sue ambizioni future, tra le quali spicca il Mondiale di giugno: “Voglio continuare così, solo il campo ti dà legittimità anche agli occhi dei compagni. Gli avversari vanno studiati per spingerli a fare quello che non sono abituati a fare. Bisogna saper anticiparli di due o tre mosse, un po’ come negli scacchi. L’obiettivo è di essere il migliore e non solo difendere bene. La nazionale è il top per un giocatore, un sogno d’infanzia e un privilegio. Mi sento pronto per il Mondiale”.
