La Juventus affronterà il Galatasaray nei playoff di Champions League, con andata a Istanbul e ritorno a Torino, secondo quanto stabilito dal sorteggio di Nyon. Un accoppiamento che riapre vecchie ferite europee per il club bianconero e che, allo stesso tempo, intreccia il presente con il passato di Luciano Spalletti, chiamato a confrontarsi con due avversari che hanno segnato tappe molto diverse della sua carriera.
Istanbul 2013, la notte che non passa
Il primo pensiero, inevitabile, corre al 10 dicembre 2013, alla gara mai conclusa nella stessa sera per la fitta nevicata e ripresa il giorno seguente. Alla Juventus di Antonio Conte bastava un pareggio per qualificarsi, ma il gol di Wesley Sneijder nei minuti finali condannò i bianconeri all’eliminazione e alla retrocessione in Europa League. Una ferita ancora aperta nella memoria collettiva juventina, che rende il ritorno al “Rams Park” un passaggio carico di simboli.
Osimhen, da alleato a pericolo pubblico
Sul piano tecnico, Spalletti ritroverà Victor Osimhen, con cui ha condiviso il punto più alto della sua carriera recente: lo scudetto vinto a Napoli. Un rapporto costruito su stima reciproca e risultati, non privo però di frizioni. Durante la preparazione estiva del 2022, il tecnico spedì l’attaccante negli spogliatoi per le proteste durante una partitella. Episodio isolato in un percorso di collaborazione che lo stesso Osimhen ha sempre descritto con rispetto, arrivando a definirlo «un genio».
Dal settembre 2024 il nigeriano veste la maglia del Galatasaray e in Turchia ha confermato numeri da centravanti d’élite: 50 gol e 8 assist in 60 presenze. Dati che impongono massima attenzione a una difesa bianconera chiamata a misurarsi con uno degli attaccanti più devastanti d’Europa.
Icardi, la frattura mai sanata
Se con Osimhen il legame è rimasto solido, ben diverso è il rapporto con Mauro Icardi. Il loro incrocio affonda le radici nella stagione 2018/19, la seconda e ultima di Spalletti sulla panchina dell’Inter. Le tensioni esplosero nel pieno della trattativa per il rinnovo dell’attaccante, con le dichiarazioni di Wanda Nara, allora moglie e procuratrice, che scossero l’ambiente nerazzurro.
La decisione di togliere la fascia di capitano a Icardi e assegnarla a Samir Handanovic segnò la rottura definitiva. Anni dopo, Spalletti ha ricostruito quel passaggio nella sua autobiografia con parole rimaste scolpite: «Mi resi conto che la debolezza del nostro capitano si chiamava Wanda e rischiava di portare a fondo tutto il gruppo. C’era un solo modo per evitare una guerra nello spogliatoio: le scuse di Mauro Icardi. Non arrivarono mai. Di fatto, per non perdere la squadra, persi Icardi, l’uomo e il calciatore».
A febbraio, Juventus-Galatasaray non sarà soltanto uno spareggio per gli ottavi di Champions. Sarà una resa dei conti emotiva, tra ricordi ingombranti, ex alleati diventati avversari e vecchie fratture mai davvero ricomposte. Istanbul torna a essere uno snodo europeo per i bianconeri, con Spalletti al centro di una sfida che va ben oltre il semplice risultato.
