Il sipario sull’andata dei playoff di Champions League cala come una mannaia sulle ambizioni della Juventus, annichilita da un 5-2 senza appello in una notte di ordinaria follia a Istanbul. Nonostante un’iniziale resilienza, trascinata dalla doppietta d’autore di Teun Koopmeiners, la compagine bianconera si è letteralmente sgretolata sotto i colpi di un Noa Lang in stato di grazia e di una gestione difensiva ai limiti del dilettantismo. Il fortino dell’Ali Sami Yen ha esaltato la ferocia tattica dei padroni di casa, capaci di ribaltare l’inerzia del match nella ripresa e di infierire su una Signora rimasta in dieci uomini, trasformando la trasferta turca nel punto più basso della gestione tecnica corrente.
Cronaca di una capitolazione: dall’illusione al blackout
L’avvio di gara aveva già lasciato presagire le difficoltà strutturali del sodalizio torinese, passato in svantaggio al 15’ per mano di Gabriel Sara. La reazione rabbiosa di Koopmeiners, capace di siglare il sorpasso con due perle tra il 20’ e il 32’, sembrava aver incanalato la sfida sui binari della maturità. Tuttavia, il rientro dagli spogliatoi ha riconsegnato una squadra svuotata: l’impatto di Noa Lang al 49’ per il pareggio e l’incornata di Davidson Sanchez al 60’ hanno spento la luce. L’episodio spartiacque, tuttavia, reca la firma di Cabal: l’ingenua doppia ammonizione rimediata dal difensore ha spalancato le praterie alla furia giallorossa. In superiorità numerica, il Galatasaray ha dilagato con la doppietta personale di Lang e il sigillo finale di Boey, propiziato da un assist al bacio di un Victor Osimhen dominatore assoluto dell’area di rigore.
Il processo a Spalletti: tra critiche feroci e scudi societari
Il pesante passivo ha immediatamente innescato un violento dibattito sulla tenuta della panchina juventina. «Siamo di fronte a un passo indietro preoccupante per la Juventus; è lecito chiedersi se il futuro di Luciano Spalletti sia seriamente in discussione», ha incalzato Michele Criscitiello, ponendo l’accento sulla fragilità psicologica di un gruppo che pare aver smarrito la propria identità nei momenti cruciali. Una tesi, questa, parzialmente arginata dall’analisi di Alfredo Pedullà, intervenuto ai microfoni di SportItalia per fare chiarezza sulle intenzioni del club. «Il tecnico è destinato a restare al suo posto: la dirigenza non può permettersi il lusso di cambiare guida tecnica ogni sei mesi», ha sottolineato l’esperto di mercato, aggiungendo una sferzata all’ambiente: «I problemi sono sistemici e non si può puntare il dito esclusivamente sugli allenatori; evidentemente le criticità risiedono altrove». Resta il fatto che, con 13 gol subiti nelle ultime uscite, la Juventus si trova ora di fronte a un bivio esistenziale: una rimonta epica al ritorno o un ridimensionamento europeo dalle conseguenze imprevedibili.
