Juventus, la crisi è più profonda di una sconfitta: il momento più delicato dell’era Spalletti

Non è solo una questione di mercato; non è solo una questione di tattica; e forse non è nemmeno soltanto una questione di risultati. La Juventus vive uno dei momenti più complessi degli ultimi anni perché, oltre ai punti persi, sta perdendo certezze.

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La sconfitta più recente ha aperto una crepa che va oltre i novanta minuti. Ha rimesso in discussione tutto: il progetto tecnico, le scelte estive, l’identità della squadra e soprattutto la personalità di un gruppo che sembra sgretolarsi al primo episodio negativo.

Una squadra senza ancora un volto definito

Con l’arrivo di Spalletti si era intravista un’idea chiara determinata da più ordine, più occupazione razionale degli spazi, più responsabilità distribuite. Per un periodo la Juve aveva dato la sensazione di essersi rimessa in carreggiata, anche senza brillare, o spesso, brillare senza ottenere il pieno risultato, ma appariva comunque solida, e in crescita seppur graduale. Poi qualcosa si è inceppato. Le sconfitte recenti non sono solo battute d’arresto fisiologiche. Sono passi indietro evidenti, come riportato dallo stesso tecnico. Quando una squadra perde le poche certezze che aveva costruito, il rischio è quello di tornare al punto di partenza. E oggi la Juventus appare di nuovo fragile, confusa nelle rotazioni, incerta nei ruoli, discontinua nell’atteggiamento.

Il mercato che non ha colmato le lacune

Il dibattito sul mercato non è casuale. Da almeno due stagioni la Juventus investe senza però riuscire a dare una direzione chiara al progetto. Le scelte sembrano spesso dettate dall’emergenza più che da una visione strutturata. La sensazione è che manchi un giocatore capace di “fare reparto”, di prendersi la squadra nei momenti difficili, di chiedere il pallone quando pesa. Non solo talento, ma presenza. Non solo qualità tecnica, ma leadership emotiva. Il problema non è il singolo nome mancato. È il quadro generale, vale a dire, una rosa costruita con tanti buoni interpreti, ma senza un vero riferimento offensivo continuo e senza alternative credibili quando i meccanismi principali si inceppano.

Il vero problema, la personalità

Al di là della tattica, la questione più evidente è quella caratteriale. Questa squadra fatica a reagire. Quando subisce un gol o un episodio sfavorevole, perde intensità. Si allunga. Si innervosisce. Non trasmette la sensazione di poter ribaltare l’inerzia della partita. È un limite che non nasce oggi e che ha attraversato più gestioni tecniche. Spalletti aveva dato l’impressione di aver ricostruito una base mentale solida. Ma le ultime settimane hanno riaperto il tema, nei momenti di pressione, la Juventus non sembra avere ancora una struttura emotiva consolidata. E questo, in una fase della stagione in cui bisogna inseguire, diventa un problema enorme.

Le prossime settimane diranno molto più di quanto dicano le parole degli opinionisti. La Juventus è davanti a un bivio; o ritrova identità e compattezza, oppure rischia di trasformare una stagione di ricostruzione in un’altra annata di rimpianti. Il problema non è solo tecnico, ma molto più profondo, e finché la Juve non ritroverà personalità, qualsiasi discussione sul mercato o sui moduli resterà solo un dettaglio.

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