Il progetto tecnico di Luciano Spalletti alla Juventus vacilla paurosamente dopo dodici giorni di autentico blackout agonistico, culminati nell’umiliante 5-2 incassato a Istanbul contro il Galatasaray. La crisi dei bianconeri, scivolati al quinto posto in Serie A, si è aggravata drasticamente con l’estromissione dalla Coppa Italia per mano dell’Atalanta e la sanguinosa sconfitta nel Derby d’Italia decisa da Zielinski. “Siamo chiamati a un’impresa titanica per ribaltare il verdetto europeo, ma serve ritrovare immediatamente la bussola emotiva”, avrebbe confidato lo staff tecnico alla dirigenza dopo il tracollo turco. Il nervosismo dilagante, certificato dalle espulsioni seriali di Kalulu a San Siro e Cabal in Champions League, sta minando le certezze di uno spogliatoio apparso fragile e privo di leadership nei momenti chiave.
La dirigenza, rappresentata da Comolli e Chiellini, è finita nel mirino delle autorità arbitrali per le furiose proteste post-Inter, rimarcando un clima di tensione che avvolge l’intera Continassa. “Non possiamo dipendere solo dagli episodi, dobbiamo tornare a essere quel muro invalicabile che ci ha contraddistinto fino a due settimane fa”, è il mantra che filtra dagli spogliatoi in vista del tour de force decisivo. Sabato pomeriggio contro il Como di Nico Paz la vittoria rappresenta l’unico farmaco per evitare il collasso definitivo, prima di tentare la rimonta impossibile del 25 febbraio contro i turchi, dove serviranno tre reti di scarto solo per agguantare i supplementari. Il trittico terribile si chiuderà l’1 marzo all’Olimpico contro la Roma, vero spartiacque per la qualificazione alla prossima Champions League. “Il tempo delle scuse è terminato, ora contano solo i fatti per non restare a bocca asciutta”, ha ribadito la società blindando il gruppo in un ritiro psicologico pre-gara.
