Il sabato pomeriggio dell’Allianz Stadium si trasforma in un incubo a tinte bianconere. La Juventus cade rovinosamente tra le mura amiche, travolta da un Como cinico, organizzato e padrone assoluto del campo. Lo 0-2 finale è lo specchio fedele di una crisi che appare ormai irreversibile: la squadra di Luciano Spalletti non solo perde il contatto con la zona Champions, ma subisce la durissima contestazione del proprio pubblico, che al triplice fischio ha intonato cori inequivocabili contro la società e i calciatori. «Vogliamo undici leoni», ha tuonato la curva, mentre i fischi assordanti accompagnavano l’uscita dal campo di una compagine apparsa priva di anima e idee.
Vojvoda apre la ferita, Caqueret la rende letale
La cronaca del match è un monologo tattico di Cesc Fabregas. Dopo appena dodici minuti, il Como sblocca il risultato: un errore grossolano di McKennie innesca la ripartenza lariana, con Mergim Vojvoda che si inserisce in area e trafigge un Di Gregorio non esente da colpe. La reazione della Juventus è sterile, affidata a sterili possessi palla che non portano mai a reali pericoli, se si esclude un pallonetto sprecato da Openda a tu per tu con Butez. Nella ripresa, il copione si aggrava: al 61′, su un calcio d’angolo a favore della Juve, il Como mette in mostra una lezione di contropiede. Quattro passaggi in verticale portano Maxence Caqueret a depositare in rete a porta vuota, siglando il raddoppio che di fatto chiude la contesa.
L’impotenza di Spalletti e il blackout dei singoli
Nonostante il valzer dei cambi – con gli ingressi tardivi di Conceição, Jonathan David e Boga – la Juventus non è mai riuscita a mutare l’inerzia della gara. Il simbolo della frustrazione bianconera è tutto nel legno colpito da Teun Koopmeiners all’84’: una punizione dai 25 metri che si è infranta sul palo, ultimo sussulto di una squadra che ha perso anche la bussola della disciplina. Manuel Locatelli, ammonito per un fallo ingenuo a metà campo, sarà costretto a saltare per squalifica il prossimo, decisivo scontro diretto contro la Roma, aggravando ulteriormente l’emergenza di un reparto già martoriato.
Fabregas vede l’Europa, la Juve vede il baratro
Mentre il Como celebra una vittoria storica, impreziosita dal ritorno in campo di un applauditissimo Alvaro Morata nel finale, la Juventus si ritrova a gestire una delle crisi più profonde dell’ultimo decennio. Con il secondo posto ormai svanito e il quinto posto seriamente insidiato, la posizione di Luciano Spalletti si fa sempre più precaria. La squadra è parsa svuotata, incapace di reagire tatticamente e fisicamente alle sollecitazioni di un avversario che, pur sulla carta inferiore, ha dimostrato una superiorità imbarazzante sotto il profilo dell’organizzazione. Il “mini-ciclo” che doveva segnare la svolta si è aperto nel peggiore dei modi: tra otto giorni, con il ritorno di Champions e la sfida dell’Olimpico, la stagione bianconera potrebbe definitivamente colare a picco.
