Juventus, eliminazione senza drammi: perché il 3-0 di Bergamo è diverso dal fallimento con l’Empoli

I bianconeri fuori dalla Coppa Italia ai quarti per il secondo anno di fila, ma Spalletti promuove l'atteggiamento: «Giocato alla pari».

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La Juventus saluta la Coppa Italia ai quarti di finale per il secondo anno consecutivo, cadendo sotto i colpi di un’Atalanta implacabile che impone un pesantissimo 3-0 agli uomini di Luciano Spalletti. Nonostante il verdetto del campo sia identico nel posizionamento a quello della passata stagione, la serata del Gewiss Stadium racconta una storia diametralmente opposta rispetto al fallimento tecnico e umorale vissuto dodici mesi fa. Se il tabellino condanna i bianconeri, la prestazione e il clima post-partita delineano una squadra che, a differenza della precedente gestione, non appare al capolinea ma in piena evoluzione.

Secondo i dati statistici raccolti da Opta, la Juventus non veniva eliminata ai quarti di finale per due edizioni consecutive della competizione dal biennio 2009/10-2010/11. Un dato storico che certifica l’addio prematuro all’unico trofeo realmente alla portata in questa stagione, considerando il distacco in campionato e la complessità del cammino europeo. Tuttavia, l’analisi del momento bianconero non può prescindere dal confronto con il 26 febbraio 2025, data dell’eliminazione subita allo Stadium contro l’Empoli.

L’abisso tra Motta e Spalletti: l’analisi del tecnico

Il divario tra le due uscite di scena emerge con prepotenza nelle parole dei protagonisti. All’epoca, Thiago Motta scelse la linea della durissima autocritica, parlando apertamente di una rottura emotiva con il gruppo. Diversa, invece, la lettura di Luciano Spalletti, che ha difeso l’identità mostrata dalla squadra nonostante il passivo maturato nel finale di gara.

«Abbiamo fatto quello che dovevamo, abbiamo giocato la partita alla pari contro una grandissima Atalanta», ha commentato il tecnico toscano nel post-partita, mantenendo una lucidità analitica che allontana i fantasmi della crisi. Spalletti ha però individuato il punto di rottura tattico: «Mi è piaciuto poco quando ci siamo disuniti, quando siamo andati a cercare qualcosa non avendo cura dell’equilibrio». Una disamina che contrasta con lo sfogo di Motta di un anno fa, il quale dichiarò: «Mi vergogno molto per stasera, abbiamo toccato il fondo e chiedo scusa a tutti».

Una sconfitta di gioco, non di atteggiamento

La differenza sostanziale risiede nel peso specifico della prestazione. Contro l’Empoli, la Juventus cadde tra le mura amiche contro una formazione imbottita di riserve, offrendo una prova di apatia che segnò l’inizio della fine del rapporto tra Motta e l’ambiente. A Bergamo, invece, i bianconeri hanno affrontato la formazione titolare di Gian Piero Gasperini, mantenendo il controllo del gioco per larghi tratti della sfida e soccombendo solo per la scarsa precisione sotto porta e un crollo psicologico negli ultimi minuti.

Il contesto stagionale rafforza questa tesi. La Juventus di oggi è ancora in corsa per i playoff di Champions League e gode di una solida posizione nella lotta per le prime quattro piazze della Serie A. L’eliminazione del 2025, al contrario, arrivò dopo il ko europeo contro il PSV e preluse alle disfatte di marzo contro Atalanta e Fiorentina, che portarono all’esonero del tecnico.

Oggi la sensazione che filtra dalla Continassa è quella di un percorso che prosegue. La sconfitta per 3-0 brucia, ma non sembra destinata a minare le fondamenta di un progetto che, a differenza del passato recente, ha mostrato di saper assorbire i colpi, come già accaduto dopo i passi falsi con Lecce e Cagliari, e di poter guardare avanti con una consapevolezza tattica superiore.

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