L’allarme Bremer e il crollo della difesa: la Juventus scopre di essere fragile

L'infortunio del brasiliano a Istanbul mette a nudo i limiti di Gatti e le difficoltà di Cambiaso. Senza il suo leader, Spalletti perde l'identità tattica.

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Il verdetto del campo di Istanbul non è solo figlio di un’inferiorità numerica, ma della fragilità di un ecosistema che, privato del suo pilastro fondamentale, si è sgretolato con una rapidità disarmante. Dal momento in cui Gleison Bremer ha dovuto abbandonare il terreno dell’Ali Sami Yen, la retroguardia della Juventus ha smarrito la propria guida carismatica e tattica, innescando un blackout che getta ombre pesanti sul prosieguo della stagione. Il centrale brasiliano non è un semplice interprete, ma un moltiplicatore di rendimento: la sua assenza agisce come un catalizzatore di insicurezze che investe non solo i compagni di reparto, ma l’intero pacchetto mediano, privo ora di quella rete di salvataggio che permetteva di rischiare la giocata.

Oltre l’alibi del cartellino rosso: il fattore psicologico

Sebbene l’espulsione di Cabal al 67′ abbia inferto il colpo di grazia alle speranze bianconere, l’analisi clinica del match rivela una verità più profonda e inquietante. La Juventus non è affondata per l’uomo in meno, ma per un vuoto pneumatico di leadership. Prima ancora del rosso, nei soli undici minuti iniziali della ripresa, la squadra aveva già incassato due reti, palesando crepe che il “muro” Bremer era solito stuccare con il senso della posizione e la fisicità.

Il confronto con il recente derby d’Italia contro l’Inter è impietoso: in quell’occasione, nonostante l’episodio sfortunato di Kalulu avesse favorito i nerazzurri già nel primo tempo, la compagine di Spalletti era rimasta in piedi, sorretta proprio dalla presenza del numero 3. Ad Istanbul, invece, la sua uscita ha squarciato il velo sulle imprecisioni di un Michele Di Gregorio apparso altalenante e sulla crescita di Kelly e Kalulu, che senza il tutor brasiliano sono sembrati improvvisamente vulnerabili.

L’impasse dei sostituti e il caso Cambiaso

La dipendenza da Bremer è accentuata da una panchina che, al momento, non offre garanzie di pari livello. Federico Gatti, chiamato a rilevare il brasiliano, ha confermato le perplessità già emerse nelle opache uscite di Coppa Italia, dimostrando di non aver ancora maturato quella continuità necessaria per i palcoscenici d’élite. A questo si aggiunge la preoccupante parabola di Andrea Cambiaso: il laterale, apparentemente distratto dalle sirene del mercato inglese della scorsa stagione, sta vivendo un 2025 da incubo.

Spalletti, stretto tra la necessità di non demoralizzarlo e l’assenza di reali alternative, ha continuato a concedergli una fiducia forzata, simile a quella riservata a David dopo l’errore dal dischetto. Tuttavia, la strategia non sta pagando dividendi. Il naturale ricambio, Juan Cabal, rientrato a ottobre dopo il calvario del crociato, ha fallito l’appuntamento con la maturità proprio nella notte più importante. Nonostante le parole d’elogio spese dal tecnico al suo arrivo – «possiede qualità atletiche che torneranno utili» – il colombiano ha offerto una prestazione disastrosa, culminata con l’espulsione che ha sancito la fine delle ostilità. Senza Bremer, la Juventus è una compagine senza bussola, costretta ora ad attendere con il fiato sospeso gli esami clinici per scongiurare un’assenza prolungata che equivarrebbe a una resa anticipata.

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