La Juventus sta ragionando sul futuro, ma lo fa guardando anche al passato recente. Il nome di Federico Chiesa è tornato a circolare con insistenza negli ambienti bianconeri, non come nostalgia, bensì come possibile soluzione funzionale a una squadra che Luciano Spalletti sta ancora modellando. La domanda, però, non è se Chiesa possa tornare utile. La vera questione è dove e come potrebbe incidere.
Un ritorno che nasce da un’esigenza tattica
L’idea prende forma da una necessità concreta: ampliare il ventaglio offensivo senza snaturare l’equilibrio che Spalletti sta cercando. In questo senso, Chiesa rappresenterebbe una risorsa pronta, capace di inserirsi senza tempi di apprendistato in un sistema già definito.
Nella Juventus attuale, il riferimento creativo sulla trequarti è Kenan Yildiz. Ed è proprio intorno a lui che si costruisce la prima ipotesi tattica: Chiesa come alternativa diretta, l’unico per caratteristiche in grado di occupare le stesse zone di campo, soprattutto sul centro-sinistra. Un ruolo che permetterebbe al talento turco di rifiatare senza abbassare il livello qualitativo.

Il ruolo nel sistema di Spalletti
Spalletti ha aperto il suo percorso bianconero con il 3-4-2-1, un modulo fluido, che vive di connessioni tra le linee. In questa struttura, Chiesa potrebbe inserirsi alle spalle della punta, partendo largo ma con licenza di accentrarsi, proprio come Yildiz. Un’alternanza naturale, quasi complementare.
Se invece l’allenatore dovesse optare per un passaggio più stabile al 4-2-3-1, lo scenario cambierebbe solo in superficie. Chiesa resterebbe una soluzione offensiva sul lato sinistro della linea dei tre, con possibilità di attaccare la profondità o rientrare sul piede forte. Un ruolo che conosce, ma che negli anni ha imparato a interpretare con maggiore maturità.
L’opzione tridente e la memoria della Fiorentina
C’è poi una strada più diretta, che guarda alla tradizione: il tridente offensivo. In quel caso, Chiesa tornerebbe a essere ciò che è stato per anni, un esterno puro capace di partire largo e puntare l’uomo su entrambe le corsie. A sinistra o a destra, poco cambia. È una dimensione che porta con sé il ricordo della Fiorentina, ma anche una versione più evoluta del giocatore, meno istintiva e più consapevole.
Da seconda punta a soluzione ibrida
Esiste infine un’ipotesi meno immediata, ma non per questo da scartare. In un sistema a due punte, Chiesa potrebbe tornare a muoversi da seconda punta o falso nove, ruolo già sperimentato con Massimiliano Allegri. In quel contesto, il suo compito sarebbe legare il gioco e attaccare gli spazi lasciati dal centravanti, spesso Dusan Vlahovic. Non una collocazione definitiva, ma una soluzione situazionale, utile nelle partite bloccate.
Un tassello, non una rivoluzione
Il possibile ritorno di Chiesa non va letto come un cambio di rotta, ma come un innesto mirato. Spalletti non cerca un’ala da rilanciare, bensì un giocatore che conosca già la pressione, il contesto e le responsabilità. Chiesa, oggi, risponde a tutte queste esigenze. Resta da capire se l’operazione prenderà forma. Ma dal punto di vista tecnico, una cosa è chiara: la Juventus avrebbe più di un modo per farlo rendere, senza forzature. E questa, per Spalletti, è sempre la condizione ideale.

