Non soltanto un cambio di uomini, ma la ricerca di un nuovo equilibrio. Il fallimento del progetto Comolli-Modesto, culminato con il sesto posto in campionato e la conseguente mancata qualificazione alla prossima UEFA Champions League, ha imposto alla Juventus una nuova riflessione sul proprio percorso. Un bilancio che ha messo in discussione l’intero progetto e spinto il club a ripensare a uomini, strategie e metodo di lavoro.
Carnevali-Ottolini-Massara: la nuova Juve riparte da tre uomini
Si è così ridisegnato il nuovo organigramma della Juventus che vede al vertice dell’area dirigenziale Giovanni Carnevali nel ruolo di Amministratore Delegato e Direttore Generale, seguito da Frederic Massara, scelto come Chief Football Officer e dunque responsabile dell’area tecnica, il quale lavorerà a stretto contatto con Marco Ottolini nel ruolo invece di Sporting Director. A completare il quadro vi è poi Luciano Spalletti, alla guida tecnica della squadra.
Tre figure con percorsi e competenze differenti, chiamate a lavorare in sinergia per costruire una strategia comune: Carnevali porta una solida dimensione manageriale, Massara una comprovata conoscenza delle grandi operazioni di mercato, mentre Ottolini mette a disposizione competenze nello scouting, nella gestione dei giocatori e nell’individuazione dei profili. Sul fronte societario, Giorgio Chiellini si concentrerà invece sulle relazioni istituzionali della Juventus, in particolare con FIGC, UEFA, FIFA ed EFC.
Carnevali, dai colpi del passato alla sfida Juventus
Dopo le prime esperienze a Monza al fianco di Beppe Marotta, nel 1988 arriva al Pavia come Direttore Generale, per poi passare negli anni successivi attraverso Como e Ravenna, entrambe allora in Serie B. Negli anni ’90 fonda poi Master Group Sport, società attiva nel marketing e negli eventi sportivi, della quale diventa Amministratore Delegato.
La svolta arriva però nel 2013-2014, quando Giorgio Squinzi, patron del Sassuolo, lo coinvolge nel progetto neroverde, affidandogli non solo il ruolo di Amministratore Delegato ma anche quello di Direttore Generale. Sotto la sua gestione il club consolida la propria presenza in Serie A, raggiunge nella stagione 2015-2016 il sesto posto, miglior piazzamento della sua storia, conquistando di fatto l’accesso alla successiva edizione della UEFA Europa League. Da non dimenticare, inoltre, l’inaugurazione nel 2019 del Mapei Football Center.
La linea seguita dall’ormai ex dirigente neroverde è ormai chiara: affidarsi a giocatori con un importante margine di crescita, valorizzarli al meglio e trasformarne poi il rendimento in plusvalenze. Un approccio che si riassume dunque nel concetto di player trading.
Tra le operazioni più redditizie, che fotografano al meglio tale metodo e che hanno contribuito di certo alla crescita del club emiliano, troviamo: Locatelli, arrivato dal Milan per circa 14 milioni di euro e poi ceduto alla Juventus per circa 36; Frattesi, cresciuto nel settore giovanile della Roma e valorizzato poi attraverso una serie di prestiti, ha generato per il Sassuolo un incasso superiore ai 30 milioni; Scamacca, acquistato per soli 500 mila euro dal Psv Eindhoven e ceduto al West Ham per 36 milioni di euro più 6 di bonus; stesso discorso per Demiral, passato da circa 8 a 19 milioni, e per Boga, arrivato per circa 4 milioni e ceduto all’Atalanta per 22. A completare il quadro anche le operazioni legate a Politano e Sensi.
È proprio questo il patrimonio che Carnevali porta oggi a Torino. Il contesto, tuttavia, sarà profondamente diverso e il player trading (o “autofinanziamento”) di cui l’ex dirigente neroverde è uno dei massimi interpreti, potrà rappresentare solo uno degli strumenti a disposizione della Juventus, ma non di certo il fine ultimo. Il modello costruito al Sassuolo dovrà quindi necessariamente adattarsi a una realtà in cui le plusvalenze non possono prescindere da un obiettivo più grande: tornare a vincere.
Ottolini e Massara: tra scouting e grandi operazioni
Massara, nominato nuovo Chief Football Officer bianconero, sarà responsabile della gestione e dello sviluppo dell’area sportiva maschile. Un innesto di esperienza che porterà di certo un bagaglio di notevole importanza, considerati i risultati raggiunti con Milan e Roma.
Al fianco di Walter Sabatini, prima al Palermo e poi alla Roma, Massara ha contribuito agli arrivi, tra gli altri, di Pjanic, Marquinhos, Strootman e Nainggolan. È in rossonero però, che il dirigente ha realizzato alcuni degli investimenti più significativi della sua carriera: spiccano i nomi di Maignan, Rafael Leao, Theo Hernandez, Kalulu e Brahim Diaz, oltre a quelli di Giroud e Ibrahimovic, tutti protagonisti dello scudetto conquistato dal Diavolo nella stagione 2021/2022. Nella scorsa stagione inoltre, gli acquisti di Wesley prima e di Malen poi, hanno permesso alla Roma di strappare il pass per la prossima Champions League.
In stretta collaborazione, Marco Ottolini, nominato Sporting Director, prenderà il posto di Cristiano Giuntoli e si occuperà dell’area scouting e dell’individuazione dei profili adeguati per la rosa. Per il bresciano si tratta però di un ritorno al passato, ma in una veste completamente diversa: tra il 2018 e il 2021 aveva infatti lavorato alla Juventus come osservatore, prima di occuparsi la stagione seguente della gestione dei giocatori in prestito.
Al Grifone un’esperienza di certo positiva e gratificante: dalla promozione in Serie A nella stagione 2022-2023 a due salvezze consecutive nelle stagioni successive, accompagnate da diverse importanti operazioni di mercato. Tra queste Norton Cuffy acquistato dalle giovanili dell’Arsenal e Mateo Retegui, prelevato dal Tigre in Argentina. Significative anche le operazioni legate a Dragusin e De Winter, ceduti rispettivamente al Tottenham e al Milan. Da sottolineare anche Albert Gudmundsson ceduto a circa 20 milioni alla Fiorentina e Josep Martinez, arrivato per circa 3,5 milioni e ceduto all’Inter per una cifra intorno ai 14 milioni di euro.
Comolli-Modesto, dal mercato alla gestione: una parentesi da archiviare
Il progetto Comolli-Modesto si è chiuso dopo appena una stagione e con un bilancio difficile da difendere: sesto posto e fuori dalla Champions League. La posizione in classifica rappresenta però soltanto una parte del bilancio. A pesare sono state soprattutto alcune scelte di mercato: tra tutti, Jonathan David e Openda che insieme a Francisco Conceicao e Joao Mario hanno prodotto complessivamente un impegno da circa 120 milioni di euro.
Pochi mesi dopo l’arrivo di Openda, il belga era già finito tra i giocatori destinati a lasciare Torino e nemmeno i continui richiami da parte di Spalletti erano riusciti ad invertire la rotta, fotografando meglio di qualsiasi altro caso, il problema del rapporto tra investimento e rendimento. Lo stesso discorso vale poi per Jonathan David, così come per Joao Mario, tutti indicati, a fine stagione, tra i giocatori in uscita dalla Juventus.
La scelta inoltre, di Igor Tudor sulla panchina non ha prodotto i risultati sperati e il mancato arrivo di Kolo Muani, ufficializzato di recente, e i successivi infortuni di Vlahovic e Milik, avevano lasciato, di fatto, i bianconeri senza una vera soluzione offensiva. Ed è proprio qui che emerge uno dei principali limiti della gestione Comolli: l’attenzione riposta verso dati e statistiche nella selezione e nella valutazione dei giocatori non ha trovato una corrispondente efficacia sul campo.
Ad ogni modo, i primi movimenti di mercato, da Kolo Muani alla quasi ufficializzazione di Alajbegovic, rappresentano già un primo segnale del lavoro del nuovo tridente dirigenziale bianconero. Tre figure complementari chiamate pertanto a riportare la Vecchia Signora dove la sua storia e le sue ambizioni impongono.
