L’avventura di Lois Openda con la maglia della Juventus è arrivata al capolinea dopo appena dodici mesi, trasformandosi in una delle spine più dolorose per la dirigenza della Vecchia Signora. Sbarcato a Torino nell’estate del 2025 per recitare il ruolo di colpo di mercato, l’attaccante belga ha firmato una stagione fallimentare, al punto da essere bollato all’unanimità come la delusione più cocente dell’intera annata bianconera. Il rendimento deficitario ha convinto tutti, compreso l’amministratore delegato Damien Comolli che ha pubblicamente ammesso le proprie colpe nella gestione dell’affare, ma trovare una via d’uscita immediata rischia di essere un’impresa contabile quasi impossibile.
Il club piemontese deve ora muoversi su un filo sottilissimo, cercando di liberarsi di un calciatore fuori dai piani tecnici senza però sfasciare i parametri finanziari della società. Le strade che portano a un addio immediato a titolo definitivo o a formule basate sul prestito con obbligo di riscatto sono bloccate da un ostacolo insormontabile. Come analizzato dettagliatamente da Calciomercato.com, la Juventus ha versato complessivamente 40,6 milioni di euro per strapparlo alla sua precedente squadra. Questa cifra mastodontica è stata spalmata su un contratto di quattro anni e il primo vero anno di ammortamento scatterà proprio con l’esercizio relativo alla stagione 2026-27.
Il problema per le casse torinesi è tutto qui: se i bianconeri decidessero di vendere il centravanti belga in questa sessione estiva, dovrebbero incassare una cifra non inferiore ai 40 milioni di euro per non mettere a referto una sanguinosa minusvalenza. Si tratta di un obiettivo utopistico per un giocatore reduce da mesi di totale appannamento, che ha visto crollare la propria valutazione internazionale. Lo scenario cambierà invece radicalmente nell’estate del 2027, quando il valore a bilancio di Openda scenderà a circa 30 milioni di euro dopo il primo anno di ammortamento, rendendo il prezzo del cartellino molto più accessibile per i potenziali acquirenti europei.
La dirigenza si ritrova così con una sola opzione reale sul tavolo, ovvero il prestito secco o con diritto di riscatto. Questa formula rappresenta l’unica strategia logica per alleggerire lo spogliatoio e, contemporaneamente, tentare di rivalutare il ragazzo lontano dalle pressioni di Torino. Un’ottima annata vissuta altrove potrebbe restituire fiducia al giocatore e restituire alla Juventus un patrimonio rigenerato, pronto per essere ceduto a quei 30 milioni di euro necessari a salvare il bilancio tra dodici mesi.
