Il fantasma di João Mario agita la Continassa: quel silenzio di Comolli che fa più rumore di una smentita

L'amministratore delegato bianconero fa un bilancio degli errori stagionali ma evita l'argomento più spinoso. Il rimpianto per l'esplosione di Alberto Costa al Porto e i dubbi sulla strategia della nuova gestione.

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C’è un buco nero nella ricostruzione della Juventus e coincide paradossalmente con il primo grande investimento della nuova era societaria. Durante l’ultimo faccia a faccia con i media, l’amministratore delegato Damien Comolli ha tracciato la mappa dei problemi che hanno zavorrato la stagione bianconera, analizzando i rendimenti sotto le aspettative e le difficoltà strutturali della rosa, ma ha scelto di non pronunciare mai un nome specifico. Il caso di João Mario è stato completamente espunto dal dibattito pubblico, ignorato nelle analisi e scivolato in un cono d’ombra che non ha fatto altro che moltiplicare i dubbi della tifoseria sulla reale sostenibilità dell’operazione.

Il silenzio del manager transalpino stride fortemente con i dettagli di una trattativa che, stando a quanto approfondito da TuttoJuve.com, continua a essere vissuta dall’ambiente come un autogol strategico. Per strappare il centrocampista portoghese alla concorrenza, la dirigenza torinese aveva deciso di sacrificare il cartellino di Alberto Costa, una rinuncia dolorosa che ha assunto contorni beffardi con il passare dei mesi. Mentre l’impatto sul campo dell’ex interista a Torino si rivelava quasi nullo, l’italo-brasiliano si trasformava in una pedina insostituibile per la cavalcata scudetto del Porto, esasperando il confronto tra le due sponde dell’affare.

La gestione mediatica del dossier solleva interrogativi che vanno ben oltre il valore tecnico del calciatore portoghese, ormai scivolato ai margini delle rotazioni e rimosso dalle discussioni ufficiali del club. Non aver concesso alcuna spiegazione su uno dei pilastri della scorsa campagna acquisti evidenzia una rigidità che una parte della piazza fatica ad accettare, soprattutto perché le risorse economiche a disposizione della Continassa impongono una precisione chirurgica nelle scelte. Gli errori di valutazione sono fisiologici in ogni percorso di rifondazione e lo stesso Comolli ha diritto al tempo necessario per registrare i meccanismi, ma la tolleranza della piazza è direttamente proporzionale alla trasparenza societaria.

La prossima sessione estiva si trasforma così in un esame senza appello per l’intero management juventino, chiamato a dimostrare di aver appreso la lezione per ridurre le distanze dalle rivali. Senza il paracadute economico dei palcoscenici europei più ricchi, la Juventus dovrà muoversi sul mercato con idee innovative e profili capaci di generare plusvalenze o valore tecnico immediato. Il destino di João Mario a Torino resta un’equazione irrisolta, un simbolo di incertezza che potrà essere cancellato solo da una sfoltita radicale della rosa o da un colpo in entrata in grado di far dimenticare i passi falsi del recente passato.

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