Quella alla Juventus continua ad essere una delle situazioni più delicate che Michele Di Gregorio si è trovato ad affrontare. Arrivato dal Monza dopo l’ottima annata culminata con il premio di Miglior Portiere della Serie A 2023/2024, Di Gregorio sembrava destinato a raccogliere stabilmente l’eredità della porta bianconera. Eppure, col passare dei mesi, le gerarchie sembrerebbero cambiate.
Nella prima parte di stagione era il 28enne il titolare designato, ma le ultime uscite hanno spesso visto Mattia Perin partire dal 1′. I numeri confermano il cambio di scenario: in Serie A Di Gregorio ha collezionato complessivamente 29 presenze, mentre l’ex Genoa è stato preferito in 6 delle ultime 12 gare di campionato disputate (non considerando, tra queste, i due match contro Atalanta e Bologna saltati per infortunio). Dati che certificano dunque, come qualcosa nelle valutazione tecniche sia cambiato.
Se inizialmente i dubbi attorno a Di Gregorio sembravano legati a un calo di certezze maturato dopo alcuni errori pesanti, oggi le valutazioni della Juventus sembrerebbero orientarsi maggiormente verso aspetti tattici. La sensazione infatti, è che il club bianconero stia andando alla ricerca di un portiere più coinvolto nella costruzione dal basso, più rapido nella gestione del pallone e maggiormente incisivo nell’impostazione dell’azione. Proprio in questo senso si spiegherebbe la crescente fiducia concessa a Perin nelle ultime uscite e l’interesse del club nel valutare altri profili, più adatti alle richieste di Spalletti.
Di Gregorio in discussione: limiti individuali o preparazione sbagliata?
Da miglior portiere in campionato al ruolo di seconda scelta: la parabola di Michele Di Gregorio alla Juventus è diventata rapidamente uno dei temi più discussi della stagione. In un contesto in cui le aspettative erano alte, le difficoltà emerse nelle ultime settimane hanno alimentato riflessioni più profonde sul suo futuro. Alcuni errori pesanti hanno inciso su partite che avrebbero potuto avere un esito differente, ma a preoccupare maggiormente sono soprattutto aspetti tecnici come la minore reattività, il ridotto slancio delle gambe e la poca prontezza in diverse situazioni di gioco. Elementi che, più che suggerire una carenza di qualità, già invece dimostrata nelle stagioni precedenti, evidenziano un calo di rendimento anomalo rispetto agli standard mostrati.
In questo quadro resta così aperto il dubbio sulle cause di tale involuzione: limiti individuali o un percorso di preparazione non pienamente efficace? Ed è proprio in questo contesto che si inserisce una riflessione sulla preparazione del reparto dei portieri. Per oltre 15 anni, infatti, la Juventus ha potuto contare su uno dei preparatori più stimati in Europa: Claudio Filippi.
Arrivato in bianconero nel 2010, nel corso della sua esperienza a Torino, Filippi ha introdotto metodi di lavoro innovativi, coma la macchina “spara-palloni” e lo “scudo” per la simulazione di cross e conclusioni ravvicinate, affiancandoli ai sistemi più tradizionali di allenamento. Un approccio che si è consolidato nel tempo e che ha accompagnato diversi cicli tecnici, da Delneri a Conte fino ad Allegri, Sarri e Pirlo.
Filippi ha dunque rappresentato una figura centrale all’interno dello staff bianconero per lungo tempo. Con l’arrivo di Thiago Motta, il tecnico ha scelto di affidarsi al proprio staff e Filippi ha quindi lavorato al servizio del settore giovanile del club e con Tudor la situazione non era cambiata. Il successivo approdo di Massimiliano Allegri al Milan ha portato con sé anche Claudio Filippi, richiamato proprio dall’allenatore toscano. In rossonero, il lavoro del preparatore avrebbe restituito a Mike Maignan continuità e brillantezza, riportandolo ad alti livelli, come dimostrato dalla stagione appena conclusa.
Il settore dei portieri a Torino ha dunque attraversato negli ultimi anni fasi diverse e cambi di impostazione, una trasformazione che, secondo alcune letture, potrebbe aver inciso anche sulla continuità di rendimento degli interpreti che si sono alternati tra i pali. Sul mercato, intanto, restano aperti diversi scenari: dalla pista ormai complicata di Alisson, alla candidatura di Mamardashvili, fino alle voci su David De Gea.
