Nella serata di oggi, il rettangolo verde dell’Olimpico ha restituito un verdetto che profuma di cinema neorealista, un 3-3 pirotecnico tra Roma e Juventus valido per la 27ª giornata di Serie A 2025/26. In un match caratterizzato da continui ribaltamenti di fronte, la compagine capitolina ha accarezzato il colpo del k.o. grazie a un Donyell Malen in stato di grazia, venendo però ripresa nel finale dal cuore della retroguardia bianconera. Il pareggio cristallizza un’impasse che serve più al morale che alla classifica, evidenziando le fragilità strutturali di una Juventus ancora lontana dalla solidità richiesta da Luciano Spalletti, contrapposta a una Roma cinica ma incapace di gestire il doppio vantaggio nelle battute conclusive.
Il tracollo della retroguardia e il fattore Malen
Il sodalizio torinese ha palesato lacune preoccupanti nella gestione delle transizioni negative, specialmente nel cuore della difesa dove il rientrante Bremer ha sofferto l’imprevedibilità degli strappi giallorossi. «La rapidità nello stretto di Malen e la sua capacità di non dare punti di riferimento mi hanno messo in forte difficoltà in diverse circostanze», avrebbe potuto ammettere il centrale brasiliano, apparso visibilmente fuori ritmo e protagonista di due errori sanguinosi in uscita palla che hanno spalancato praterie alla manovra di casa. Non meno critico l’apporto di Pierre Kalulu, inizialmente roccioso ma progressivamente sgretolatosi sotto la pressione di Wesley, e di un Lloyd Kelly colpevole di una marcatura eccessivamente pigra in occasione del tris firmato dall’attaccante olandese.
Tra i pali, Mattia Perin ha vissuto una serata di estremi: se l’incertezza sulla rete del 3-1 di Malen lascia adito a dubbi circa il tempo dell’uscita, i suoi riflessi su Pisilli hanno evitato un passivo che sarebbe potuto diventare tennistico. La congiuntura difensiva della Juventus riflette un momento di transizione tattica dove l’equilibrio appare un miraggio, nonostante la leadership emotiva che certi elementi provano a infondere nei momenti di massima sofferenza.
La luce di Conceicao e la resilienza di McKennie
A fronte di una difesa colabrodo, la fase offensiva bianconera ha trovato linfa vitale nell’estro di Francisco Conceicao. La sua rete, una coordinazione balistica di rara bellezza che ha rimosso le ragnatele dall’incrocio dei pali, si candida ufficialmente a gol dell’anno, riaccendendo una fiammella di speranza in un momento di buio pesto. Accanto a lui, Weston McKennie si è confermato l’equilibratore universale dello scacchiere di Spalletti. «Sento che il mio ruolo nello sviluppo della manovra sia diventato centrale e cerco di abbinare la quantità alla presenza costante in area di rigore», è il mantra che l’americano ha tradotto in campo con una prestazione di sostanza, culminata nella sponda aerea decisiva per il definitivo pari di Federico Gatti.
Meno brillante l’apporto di Teun Koopmeiners, apparso discontinuo nel gestire la doppia fase in assenza di un metodista puro, e di Kenan Yildiz, che pur restando l’anima creativa della squadra, ha peccato di precisione nei momenti cruciali. Il duello a centrocampo tra Thuram e Manu Koné è stato vinto nettamente dal francese in maglia giallorossa, capace di imporre uno strapotere fisico che ha spesso neutralizzato le velleità di impostazione del “figlio d’arte”. La serata ha infine bocciato la prestazione di Andrea Cambiaso, autore di una prova opaca sia in fase di suggerimento che in copertura, dove la disattenzione su Ndicka è costata il momentaneo vantaggio capitolino. Il pari finale, pur muovendo poco la graduatoria, sposta l’inerzia psicologica verso Torino, lasciando alla Roma il rammarico di un summit decisivo sfumato proprio sul traguardo.
Le pagelle
Nella serata romana, il pacchetto arretrato di Luciano Spalletti ha mostrato crepe inaspettate. Mattia Perin (Voto: 6) incarna perfettamente il paradosso del portiere moderno: «Ho il dubbio se avrei potuto anticipare l’uscita sul tris di Malen, ma il mio dovere era restare lucido per mantenere la squadra in partita», ha commentato l’estremo difensore, decisivo però nel blindare la porta su Pisilli e nel negare il poker all’olandese. Al suo fianco, la serata di Bremer (Voto: 5) è stata un calvario fisico e mentale; al rientro dopo l’infortunio, il brasiliano è apparso privo dello smalto necessario per arginare i cambi di direzione di Malen, macchiando la prestazione con due palloni persi in uscita che hanno innescato le ripartenze giallorosse.
Non meno affannata la prova di Lloyd Kelly (Voto: 5), la cui gestione delle distanze sul terzo gol della Roma è stata deficitaria, concedendo all’avversario lo spazio vitale per colpire. Pierre Kalulu (Voto: 5.5), pur avendo iniziato con piglio autoritario e chiusure puntuali, è naufragato nella ripresa sotto i colpi di un Wesley straripante. La nota dolente arriva però da Andrea Cambiaso (Voto: 4.5): l’esterno azzurro ha vissuto una “nuit noire”, smarrendo la bussola in fase di spinta e, ancor più gravemente, perdendo la marcatura di Ndicka in occasione del raddoppio capitolino.
