L’espulsione di Kelly condanna la Juventus a un’eliminazione traumatica dalla Champions League, innescando la durissima reazione di Federico Gatti contro un indirizzo arbitrale ritenuto punitivo per l’intera categoria dei difensori. Il centrale bianconero ha stigmatizzato l’episodio del cartellino rosso, definendo la decisione del direttore di gara come priva di logica tecnica, poiché il contatto è avvenuto esclusivamente come inerzia successiva alla pulizia dell’intervento sul pallone. La defezione numerica ha costretto la squadra di Luciano Spalletti a un’usura energetica fuori scala, culminata nel crollo fisico durante i tempi supplementari nonostante un supporto incessante dell’Allianz Stadium, che ha spinto il gruppo verso una reazione d’orgoglio rimasta tuttavia sterile ai fini della qualificazione.
Il rammarico della retroguardia juventina si sposta inevitabilmente sulla gestione complessiva del doppio confronto, individuando nel match d’andata la reale causa del fallimento europeo e del mancato accesso ai quarti di finale. Gatti, visibilmente provato dai 120 minuti di battaglia, ha rivendicato l’enormità della prestazione tattica offerta in inferiorità numerica, sottolineando come il calcio moderno stia progressivamente erodendo i margini d’intervento fisico per i difensori centrali. La Juventus chiude così la sua campagna continentale con il sapore amaro di un’occasione sprecata tra le mura amiche, nonostante una tenuta mentale che ha sfiorato l’impresa epica prima che la stanchezza cronica prendesse il sopravvento nel finale di gara.
Il bilancio tecnico di questa uscita anticipata impone ora una riflessione sulla gestione dei momenti critici e sulla disciplina difensiva in ambito internazionale, dove la discrezionalità arbitrale non ammette cali di tensione. Per il sodalizio bianconero, l’eliminazione rappresenta un danno economico e d’immagine rilevante, che sposta l’intera pressione stagionale sul percorso in Serie A e sulla necessità di blindare il piazzamento nella prossima edizione della coppa dalle grandi orecchie. Le parole del numero 4 juventino certificano la chiusura di un ciclo di prestazioni europee iniziato con troppe incertezze e finito con una prova di forza tardiva, lasciando ai posteri il dibattito sulla legittimità dell’intervento di Kelly.
