Juventus, Rui Barros: “Sono davvero colpito dalla Juve. Sta giocando benissimo…”

Rui Barros ha rilasciato un'intervista a Tuttosport, ripercorrendo il suo passato in bianconero e nel Principato, esaltando il momento di grazia della Juventus.

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Rui Barros, ex calciatore che ha militato in Serie A e in Ligue 1, rispettivamente per due e tre stagioni tra il 1988 e il 1993, collezionando 19 goal e 7 assist con la Vecchia Signora e 21 goal e 13 assist con i Rouges et Blancs, ha rilasciato un’intervista a Paolo Pirisi di Tuttosport, in vista della sfida di questa sera tra il Monaco e La Juventus.

Rui Barros, tra l’analisi del suo passato e l’esaltazione di Conceição

Rui Barros, per lei Monaco-Juventus non è una partita come le altre“, evidenzia il giornalista, con il portoghese che spiega: “A Torino sono stato benissimo. Sono stati due anni fantastici, ricchi di soddisfazioni. E poi ho avuto la fortuna di conoscere persone straordinarie come Scirea, Cabrini e Altobelli. Anche Zoff da allenatore mi ha insegnato tanto: mi ha fatto capire che si può essere vincenti anche comportandosi da signori. Al Monaco, invece, cambia l’ambiente: c’è poco tifo, in generale poco seguito, ma a Montecarlo ho vissuto molto bene e ho vinto anche lì. E ho avuto un allenatore che in qualche modo ha cambiato la storia del calcio: Arsene Wenger. Si capiva che aveva qualcosa di diverso dagli altri: era un innovatore”.

In seguito, data l’esperienza di Barros come ex vice-allenatore del Porto e attuale componente dello staff degli scout del club, Pirisi chiede: “Lei nelle giovanili del Porto ha osservato da vicino la crescita di Francisco Conceição. A che punto è il suo percorso?” “Chico lo vedo sempre bene. Ormai è diventato un uomo, non è più un ragazzino. Può fare più gol e lui lo sa, ma stiamo parlando di un diamante. In Europa ci sono sempre meno elementi che sappiano saltare l’uomo, che siano in grado di esaltarsi in spazi strettissimi come lui. Ha tanti margini di miglioramento, sì, ma è già determinante così. Anche contro il Napoli la sua prestazione è stata molto buona”.

Se fosse nel ct Roberto Martinez, lo porterebbe ai Mondiali? Senza alcun dubbio. Merita questa vetrina, anche grazie al lavoro che sta facendo in bianconero. Sono sicuro che saprà stupire ancora“. “Quanto è stato importante il lavoro compiuto dal padre con Chico? “Sergio può avere inciso tanto con lui. È stato fondamentale nel passaggio dalle giovanili del Porto alla prima squadra: non è uno step così facile da compiere. Su Sergio spero che presto possa tornare ad allenare in Europa: se lo merita, chi riesce a vincere ha sempre qualcosa in più”.

“La Champions League è imprevedibile, ci può stare che dopo una prima fase complicata i bianconeri trovino la strada giusta per arrivare in fondo…”

L’intervista prosegue con alcune domande sullo situazione attuale della Vecchia Signora e sul percorso svolto fin qui da Luciano Spalletti: “Intanto la corsa della Juve, tra campionato e Champions League, prosegue a gonfie vele. Come giudica finora il lavoro svolto da Spalletti? Si può effettivamente inaugurare un ciclo?“.

Sono davvero colpito dalla Juve. Sta giocando benissimo, è un vero peccato che Spalletti non abbia preso in mano la squadra prima di fine ottobre. La prestazione col Napoli dimostra quanti passi avanti abbia fatto il gruppo nelle ultime settimane. Spalletti è riuscito a dare solidità anche al reparto arretrato, ma in questo senso il ritorno di Bremer è stato un fattore chiave per la compattezza di questa Juve“.

In Europa la Juve quasi sicuramente dovrà passare dalle forche caudine dei playoff. Che prospettive immagina per i bianconeri in Champions League?” “Per me è impossibile che arrivi tra le prime 8, anche vincendo contro il Monaco. Ricordate il Psg l’anno scorso? La Champions League è imprevedibile, ci può stare che dopo una prima fase complicata i bianconeri trovino la strada giusta per arrivare in fondo. Me lo auguro, alla Juve mi legano tanti bellissimi ricordi”.

Alla Juve in particolare tanti giocatori, provenienti da altri campionati, hanno fatto fatica ad inserirsi: David, Openda e Zhegrova sono i casi più eclatanti. Ma la Serie A è realmente così complicata per chi proviene da altri tornei?” “Non è facile giocare in Italia, soprattutto per giocatori con spiccata vocazione offensiva. Ci sono pochissimi spazi, le difese ti raddoppiano. Devi avere pazienza e saperti inserire all’interno dello spogliatoio. Ma una volta che capisci il tatticismo, allora puoi goderti tantissime gioie”.

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