Un accordo che sembrava scritto, saltato all'ultimo per una condizione mai discussa prima. La Juventus considera tradito il patto raggiunto con il Paris Saint-Germain su Zion Suzuki, e secondo Corsport la rottura ha lasciato dietro di sé più di un malumore alla Continassa. Il piano iniziale prevedeva che il portiere giapponese passasse ai francesi per poi essere girato subito ai bianconeri in prestito secco. Poi Luis Enrique ha chiesto di trattenerlo per valutarlo di persona. E lì, di fatto, è saltato tutto.
Un'operazione che, va detto, era stata costruita con cura, coinvolgendo tre club: PSG, Parma e Juventus. Il Paris Saint-Germain avrebbe acquistato il cartellino di Suzuki per poi cederlo immediatamente ai bianconeri, senza che questi ultimi dovessero sborsare un euro per il cartellino. Un'intesa che, sulla carta, accontentava tutti: il giapponese avrebbe conservato il ruolo di titolare in Serie A, la Juventus avrebbe messo le mani su un portiere di livello a costo zero, e il PSG avrebbe mantenuto il controllo su un investimento pensato per il futuro. Non secondario, poi, il fatto che a Parigi Suzuki avrebbe dovuto fare i conti con Matvey Safonov e Lucas Chevalier, mentre a Torino avrebbe iniziato la stagione da titolare designato.
Il ripensamento di Luis Enrique manda tutto all'aria
A cambiare le carte in tavola è stata proprio la volontà dello spagnolo di osservare il portiere in allenamento prima di autorizzarne la partenza. Un modo, per Luis Enrique, di verificare personalmente la compatibilità di Suzuki con il proprio sistema di gioco prima di lasciarlo andare. Se il giapponese avesse convinto, sarebbe rimasto a Parigi come alternativa immediata a Safonov: una logica comprensibile, dal punto di vista del PSG, quella di non privarsi con leggerezza di un investimento tanto rilevante senza prima averlo testato.
Per la Juventus, però, quella richiesta ha significato una cosa sola: l'accordo iniziale, così com'era stato concordato, non esisteva più. Il prestito non sarebbe stato più garantito, ma subordinato a tempi e valutazioni decise unilateralmente dal club francese. Una condizione considerata inaccettabile alla Continassa, dove il tempo stringe: il campionato è vicino e Spalletti ha bisogno del proprio portiere titolare per costruire gli automatismi difensivi. La società bianconera ha quindi interpretato la mossa del PSG come una violazione dell'intesa raggiunta, decidendo di ritirarsi dall'operazione anche a costo di perdere un profilo seguito per settimane.
Tre nomi per ripartire
A questo punto il casting per la porta riparte da zero, e sul tavolo di Spalletti restano tre opzioni ben distinte. Guglielmo Vicario resta il candidato più immediato: conosce già la Serie A, parla la lingua dei difensori italiani e vanta esperienza internazionale. Il Tottenham potrebbe aprire a un prestito con diritto di riscatto, formula che permetterebbe alla Juventus di rinviare l'investimento definitivo mantenendo comunque la possibilità di trasformarlo in acquisto vero e proprio, a differenza di quanto sarebbe successo con Suzuki. Resta però un dubbio tecnico: Vicario garantisce reattività e affidabilità, ma non convincerebbe fino in fondo l'allenatore, che cerca un portiere più capace di incidere nella costruzione dal basso.
Anatoliy Trubin, invece, rappresenterebbe la scelta orientata alla programmazione futura. Il portiere del Benfica, 25 anni, unisce fisicità ed esperienza europea, con margini di crescita che potrebbero renderlo titolare bianconero per diverse stagioni. Il problema è il prezzo: il club portoghese non sembra disposto a cederlo a condizioni favorevoli, né tantomeno in prestito senza garanzie, e per arrivarci servirebbe un investimento definitivo o un obbligo di riscatto che assorbirebbe buona parte delle risorse ancora disponibili.
C'è infine Juan Musso, la soluzione più accessibile sul piano economico. L'argentino conosce già il campionato italiano e ha esperienza sia in Serie A che nelle coppe europee. Costerebbe meno rispetto agli altri due candidati, lasciando alla Juventus margine di manovra per completare centrocampo e attacco, ma non rappresenterebbe una soluzione di lungo periodo: più un acquisto funzionale all'emergenza che un progetto pluriennale.
Il nuovo casting, in ogni caso, dice già qualcosa di molto chiaro: Michele Di Gregorio non sembra più al centro dei piani bianconeri, tra le parole del suo agente che hanno creato attriti con società e spogliatoio e una prestazione contro l'Inter che non ha fatto altro che alimentare i dubbi sul suo rendimento.




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