Sono bastate un paio di prestazioni sottotono, culminate con la sconfitta di domenica sera in casa del Sassuolo, per far ribollire il malcontento latente di diversi tifosi juventini nei confronti di Luciano Spalletti. Il tifo da social, spicchio assai poco rilevante nella realtà, ma comunque molto rumoroso, vedrebbe come principale responsabile del difficile avvio di stagione proprio il tecnico di Certaldo. Per questo motivo, gli stessi starebbero reclamando a gran voce il ritorno alla Continassa niente popò di meno che di Antonio Conte, il grande ex che nel corso degli ultimi dieci anni ha fatto fortune e sfortune di diversi club tra Inghilterra ed Italia.
Giovanni Carnevali avrebbe già smentito questa possibile indiscrezione, restando fermo e categorico su un progetto che, a detta dell'amministratore delegato della Juventus, ha bisogno di tempo e pazienza. Insomma, tutto il contrario di ciò a cui è abituato il tifoso medio della Juventus, soprattutto dopo quasi un decennio di successi.
Spalletti sotto accusa, ma le colpe vanno ricercate altrove
Il percorso della Juventus in questo campionato di Serie A non è certamente iniziato nel migliore dei modi. La questione non riguarda tanto i punti conquistati (sette finora, tra Frosinone, Parma, Milan e Sassuolo), quanto piuttosto il modo della squadra di stare in campo. Spalletti sembra non aver ancora trovato l'assetto definitivo per un possibile undici titolare, con la conseguenza di un gioco troppo meccanico e dipendente dalle giocate individuali, come evidenziato dalla doppietta di Edon Zhegrova nello scorso match al Mapei Stadium.
A tutto ciò, però, vanno sottoposte almeno due attenuanti. Innanzitutto il peso non indifferente dei tanti infortunati di questo inizio di stagione: i vari Yildiz, Boga, Locatelli, Thuram; tutti giocatori fondamentali per le idee di gioco del loro mister, che si rivedranno solamente tra non meno di due mesi. Le alternative non mancano di certo, soprattutto sugli esterni, dove Alajbegovic e Zhegrova possono mettere una toppa all'assenza del numero 10 juventino. Il secondo problema riguarda il mercato: al netto di diversi acquisti funzionali, come quello di Jhon Lucumì, il resto dei nuovi arrivato non sembra essere sintonizzato sulle stesse frequenze del loro allenatore.
Il problema dell'attacco
Ingranaggio di fondamentale importanza, ma pieno di lacune sotto tutti i punti di vista nel sistema di gioco di Spalletti è l'attacco. Quello juventino è attualmente composta dalla coppia Woltemade-Kolo Muani, vista tra l'altro insieme per la prima volta nel finale del match contro il Sassuolo, senza però lasciare traccia alcuna. Nessuno dei due, infatti, sembra rispondere alle caratteristiche richieste dal loro allenatore da quasi un anno.
Il centravanti fisico, che sappia riempire l'area di rigore e tenere la palla, non è arrivato. Al suo posto, rispettivamente, un giocatore che fa dell'allungo in campo aperto la sua qualità principale, ed uno che invece per caratteristiche sembra assomigliare ad un trequartista più che ad una punta vera e propria.
Questione allenatore: nuovo anno, stessa storia
Cambiano gli allenatori, ma il trend sembra essere sempre lo stesso in casa Juve: alle prime avvisaglie di difficoltà si pensa all'ennesimo cambio di allenatore. Ed in effetti è stata questa la storia degli ultimi tre anni, da Thiago Motta, passando per Igor Tudor, ed arrivando ora a Luciano Spalletti. Il tecnico non è certamente esente da colpe, tuttavia un suo possibile cambio in corsa sarebbe solamente l'ultimo reset di un progetto mai veramente decollato, e che solo ora ha davvero gli elementi di cui ha bisogno. Una società capeggiata da un dirigente serio e con esperienza come Carnevali, ed un allenatore di curriculum come Spalletti.
Gli aggiustamenti da fare sono tanti, alcuni dei quali impellenti, come quello sopracitato dell'attacco, ma al tempo stesso richiedono tempo. La pazienza, come detto, non è certo tra le qualità più in evidenza del tifo juventino, ma è l'unica possibilità per far partire una pianificazione degna di questa società, che sappia finalmente riportare la Juventus là dove manca da ormai sette lunghi anni: in cima alla classifica.





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