C'è un paradosso che accompagna le ultime settimane di mercato della Juventus: la società ha speso, e parecchio, eppure la rosa continua a presentare buchi evidenti. Secondo l'analisi firmata da Massimo Pavan su TuttoJuve.com, gli acquisti di Randal Kolo Muani e Kerim Alajbegovic, insieme all'arrivo di Zeki Çelik, hanno già modificato diversi equilibri della rosa bianconera. Non bastano, però. Luciano Spalletti aspetta ancora tre profili precisi: un portiere, un centrocampista capace di dirigere la manovra, un secondo attaccante più fisico e concreto sotto porta.
Prima vendere, poi comprare
Il vero ostacolo, in questo momento, non è la disponibilità economica. È la rosa stessa, troppo ampia, con esuberi numerosi e situazioni difficili da risolvere per il peso degli ingaggi e dei valori ancora iscritti a bilancio. Tra i calciatori con un futuro da definire vengono indicati Arthur, Daniele Rugani, Teun Koopmeiners, Michele Di Gregorio, Juan Cabal e Jonathan David. Non tutte le situazioni sono uguali: per alcuni la Juventus considera l'addio quasi scontato, per altri valuterebbe una cessione solo davanti a un'offerta realmente adeguata. Vendere a cifre troppo basse rischierebbe di generare minusvalenze, mentre i contratti pesanti restringono il numero di club realmente interessati: un equilibrio delicato, che la dirigenza deve gestire con attenzione prima di poter tornare sul mercato in entrata.
Il portiere resta l'emergenza numero uno
Sul fronte numero uno, la Juventus starebbe valutando un cambio di gerarchie, seguendo con interesse Zion Suzuki, coinvolto in un intreccio complesso tra Parma e Paris Saint-Germain. L'ipotesi di un acquisto del giapponese da parte del PSG, seguito da un prestito a Torino, rappresenterebbe una soluzione economicamente più sostenibile per i bianconeri. Tutto, però, dipende da decisioni che non riguardano direttamente la Juve: il club francese e il futuro di Lucas Chevalier. Non è un dettaglio da poco: per Spalletti, il portiere è un elemento centrale nella costruzione dal basso, e serve un interprete pienamente compatibile con il sistema, non solo un buon giocatore tra i pali.
Il centrocampo senza un vero regista
C'è poi un problema più strutturale, che riguarda la zona nevralgica del campo. La Juventus ha centrocampisti di qualità diversa, ma manca un regista autentico, capace di prendersi la responsabilità del primo passaggio e controllare i ritmi della partita. Manuel Locatelli può ricoprire quel ruolo, ma rende meglio quando non è l'unica fonte di gioco della squadra. Gli altri interpreti garantiscono corsa, inserimenti, fisicità: raramente, però, offrono la lucidità necessaria per governare davvero il possesso palla. Contro avversari organizzati, il rischio è diventare prevedibili, con la manovra che rallenta e gli attaccanti costretti a ricevere palloni in condizioni sfavorevoli.
In attacco manca un centravanti da area di rigore
Il terzo nodo riguarda il reparto offensivo. Kolo Muani garantisce movimento e profondità, ma non è il classico centravanti fisico a cui affidarsi quando la partita si complica o l'avversario si chiude. Serve un giocatore capace di occupare l'area, vincere i duelli aerei, trasformare in gol anche le occasioni meno pulite. Joshua Zirkzee resta un'opzione tecnicamente interessante, soprattutto per la qualità nel dialogo con i compagni, ma il suo profilo è più quello di un attaccante associativo che di un finalizzatore puro. Determinante, in questo senso, sarà anche il futuro di Jonathan David: una sua cessione libererebbe spazio salariale prezioso, ma la Juventus non intende accettare soluzioni economicamente penalizzanti pur di sbloccare l'operazione.
Fino a quando queste tre caselle, portiere, regista e centravanti, resteranno vuote, il mercato bianconero potrà dirsi costoso, movimentato, persino ambizioso. Ma non ancora completo.


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