Kenan Yildiz si ferma subito. Una sospetta frattura al piede sinistro, rimediata già all'esordio stagionale contro il Frosinone, ha stravolto i piani della Juventus ancor prima che la stagione entrasse nel vivo: lo stop stimato è tra i 2 e i 3 mesi, con lo spettro di un intervento chirurgico ancora non del tutto scongiurato. Una tegola che non riguarda soltanto l'infermeria, ma tocca direttamente il mercato e le gerarchie offensive costruite da Luciano Spalletti. La prima conseguenza concreta è già sul tavolo. Nico Gonzalez, che fino a pochi giorni fa sembrava destinato a lasciare Torino, resta. La sua partenza - considerata quasi certa fino alla scorsa settimana - è ora congelata: l'argentino torna improvvisamente indispensabile.
Quattro giocatori per coprire un buco difficile da tappare
Il problema, guardandolo in faccia è strutturale. La Juventus aveva costruito un reparto offensivo pensato per il 4-2-3-1 di Spalletti con cinque giocatori a contendersi le tre maglie alle spalle del centravanti: Yildiz, Conceicao, Boga Zhegrova e Alajbegovic. Insomma un reparto che sembrava abbondante, ma con il turco fuori restano quattro giocatori disponbili- e nessuno di loro è davvero a ciò che Yildiz sa fare sul campo.
Perché il numero 10 bianconero non è semplicemente un esterno sinistro. E' un giocatore che parte largo, si accentra, riceve tra le linee, conduce palla e diventa secondo riferimento offensivo quando serve. Una combinazione di qualità che lo rende profondamente diverso dagli altri interpreti del reparto. Trovare chi lo sostituisce sulla carta è semplice; trovare chi lo rimpiazza davvero sul campo è tutta un'altra storia.
Boga: il sostituto naturale
Il primo nome che viene in mente è Jeremie Boga, e non a caso: è stato proprio lui a subentrare al posto di Yildiz nella partita contro il Frosinone, ed è la sua alternativa naturale in campo per posizione. Ma le somiglianze si fermano lì. Boga attacca il terzino in verticale, dribbla, accelera- è una minaccia diretta sulla fascia, un giocatore che vive di strappi e uno contro uno. Quello che non fa è partecipare alla costruzione centrale e muoversi tra le linee con la stessa libertà del turco.
Con Boga titolare la Juventus diventerebbe più verticale, più dipendente dalla profondità. Qualcuno -Mckennie o un altro elemento della mediana- dovrebbe farsi carico di una maggiore presenza sulla trequarti per compensare l'assenza di quel collegamento tra i reparti che Yildiz garantiva quasi naturalmente. Detto questo, è l'occasione che Boga aspettava da tempo: da opzione a titolare temporaneo.
Alajbegovic: l'incognita che potrebbe bruciare le tappe
Discorso diverso per Kerim Alajbegovic, arrivato da meno di un mese e tenuto in panchina contro il Frosinone. I piani originari prevedevano un inserimento graduale, ma l'infortunio di Kenan potrebbe costringerlo a bruciare le tappe. Spalletti ne ha già elogiato pubblicamente le qualità: il bosniaco si muove sia in fascia che centralmente, porta imprevedibilità e creatività in misura maggiore rispetto a Boga, e per certi aspetti il suo profilo è quello che più si avvicina al numero 10. Il punto interrogativo, però, è uno solo: quanto tempo gli servirà per metabolizzare i ritmi della Serie A e il metodo Spalletti?
Nico Gonzalez: da partente quasi certo a pezzo inamovibile
La vera svolta di mercato porta il nome di Nico Gonzalez. L'argentino piace a Spalletti da tempo per duttilità, intensità e capacità di occupare posizioni diverse senza perdere efficacia. Può coprire entrambe le fasce, agire da trequartista puro, stringersi verso il centroavanti e rendersi utile anche in fase di pressing alto. Non ha la fantasia di Kenan, è inutile negarlo, ma compensa con inserimenti, fisicità e una presenza dentro l'area che gli altri esterni bianconeri non garantiscono allo stesso modo.
Fino a pochi giorni fa la sua partenza sembrava imminente, adesso tenere in rosa un giocatore esperto, che conosce il campionato e che può ricoprire più ruoli offensivi diventa una scelta quasi obbligata; Nico Gonzalez ora ha tutto lo spazio per convincere Spalletti e diventare centrale nel progetto bianconero.
Dalla Next Gen arrivano soluzioni: Adin Licina
C'è un nome che circola negli ambienti bianconeri con discreta insistenza: Adin Licina, uno dei giovani più creativi della Next Gen. Il profilo ricorda per certi versi quello di Yildiz -stesso percorso formativo, stessa tendenza a muoversi in posizioni interni partendo dall'esterno, stessa attitudine a giocare tra le linee.
Nessuno chiede a Licina di sostituire il numero 10, sarebbe troppo pesante da sopportare per un giovane in crescita, ma l'idea è quello di farlo rientrare nelle rotazioni. La Next Gen serve anche a questo: preparare i giovani talenti all'impiego della prima squadra quando il calendario si fa fitto o infortuni lo richiedono.
Conceicao e Zhegrova: la fascia destra resta affollata
Vale la pena fare un passo indietro e guardare il quadro completo. Sulla fascia destra la situazione e ben diversa: Francisco Conceicao e Edon Zhegrova si contendono il posto con una concorrenza serrata, e lì Spalletti non soffre di particolare penuria. L'ipotesi di riadattare uno dei due a sinistra è ventilata, ma rimane poco probabile.
Un infortunio che ridisegna l'inizio stagione
L'infortunio di Kenan Yildiz pesa, e sarebbe sbagliato minimizzarlo. Perdere il proprio giocatore più tecnico e imprevedibile alla prima giornata di campionato non è uno scenario che nessuno staff tecnico augura a se stesso, e le ricadute -tattiche, di mercato, psicologiche per il gruppo- sono reali. Spalletti si ritrova a dover reinventare la trequarti che aveva già in testa in modo preciso, con ruoli e gerarchie già definite.
Eppure guardando la situazione da un'altra angolazione, la Juventus non è del tutto impreparata. Ha tenuto Nico Gonzalez, ha Boga pronto a prendersi spazio, ha un talento come Alajbegovic da inserire nelle gerarchie e tiene d'occhio Licina dalla Next Gen. Non è la stessa cosa, certo, ma è abbastanza per reggere i mesi di assenza del turco senza snaturare il progetto di Spalletti. Ora parola al campo.



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