Franck Kessié ha scelto l'Atalanta, non la Juventus. A far pendere l'ago della bilancia sono state le cifre: contratto triennale, opzione per una quarta stagione, ingaggio intorno ai 4 milioni di euro bonus compresi. La Juventus si era fermata a un biennale da 3,5 milioni a stagione con opzione sul terzo anno. Un divario che, sulla carta, sembra piccolo. Nella pratica, però, è bastato a chiudere la trattativa in favore dei bergamaschi. Lo riporta TuttoJuve.com.
Non è (solo) una questione di soldi
Qui viene la parte che spiega davvero perché la Juventus non abbia rilanciato. Non è mancata la volontà, ma la possibilità: il club deve rispettare i paletti fissati dal settlement agreement firmato con l'Uefa, che limita stipendi, durata dei contratti e il peso economico complessivo delle operazioni. Numeri alla mano, la Juventus non poteva permettersi di più. Punto.
Anche il mercato in uscita non ha aiutato. Le cessioni di Miretti e Adzic, insieme alla risoluzione con Arthur, hanno svuotato la rosa senza però portare entrate economiche significative. Il margine operativo è rimasto stretto. Così, di fronte alla scelta tra alzare l'offerta oltre i limiti concordati con l'Uefa o lasciar perdere, la dirigenza ha scelto la seconda strada. Anche a costo di perdere il primo obiettivo per il centrocampo.
Carnevali non le manda a dire
Prima della gara contro il Parma, l'amministratore delegato Giovanni Carnevali ha confermato la trattativa e non ha nascosto una punta di fastidio verso il giocatore. «Kessié era un giocatore che abbiamo trattato, ma dobbiamo fare i conti col settlement agreement: non è un problema economico, bensì di parametri Uefa. Con Kessié sembrava si potesse chiudere l'operazione perché dopo tante difficoltà avevamo raggiunto quello che lui chiedeva, però probabilmente non era così grande il suo desiderio di venire in un top club. Chi viene qua deve avere l'orgoglio di vestire la maglia della Juve. Cessioni? Tutti in vendita».
Parole pesanti, che vanno oltre la semplice cronaca di mercato. Carnevali lascia intendere che la Juventus si fosse mossa incontro al giocatore, avvicinandosi alle sue richieste economiche. Ma la sensazione, dalle parti della Continassa, è che dall'altra parte non ci fosse una spinta altrettanto forte verso Torino.
La linea della dirigenza
C'è poi un passaggio della dichiarazione che vale più di un semplice sfogo, ed è quello sull'orgoglio della maglia. La Juventus, in questa fase di ricostruzione, vuole giocatori convinti del progetto fino in fondo, non semplici mercenari in cerca del contratto migliore. Un criterio che, evidentemente, ha pesato anche nella decisione di non inseguire l'Atalanta sul rilancio economico.
Ottolini e Massara, insieme allo stesso Carnevali, avevano lavorato settimane per portare Kessié a Torino. L'ivoriano, secondo quanto riferisce Gazzetta dello Sport, aveva mostrato un interesse genuino per il progetto tecnico di Luciano Spalletti e sembrava orientato al ritorno in Serie A. Poi l'offerta bergamasca, più lunga e più ricca, ha cambiato tutto.
Resta il fatto che l'Atalanta lo riporta nel club in cui è esploso, prima delle esperienze con Milan, Barcellona e Al-Ahli. Un cerchio che si chiude, mentre a Torino la dirigenza è già passata oltre, verso il prossimo nome sulla lista.



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